Mozione per la difesa della scuola pubblica e contro i tagli del Governo
I tagli del Governo stanno gettando la scuola pubblica nel caos. Senza alcun confronto con il mondo della scuola e scavalcando il Parlamento, è stato realizzato il più grande licenziamento di massa del nostro Paese e cancellato ogni modello educativo, minando alla base il diritto stesso a una scuola pubblica di qualità.
Il gruppo consiliare del Partito Democratico della Provincia di Livorno nell’ambito della giornata nazionale promossa dal Partito Democratico sulla crisi della scuola pubblica (giovedì 11 marzo) presenteranno questa mozione.
il Governo intende proseguire con il piano triennale di tagli di 8 miliardi di euro e di 87.341 docenti e 44.500 ATA, previsto dal decreto legge del 25 giugno 2008, n. 112 e convertito in legge 133 del 6 agosto 2008;
preso atto che
a fronte di un credito complessivo vantato dalle scuole italiane di un miliardo di euro, il Governo nella finanziaria 2009 ha tagliato ulteriormente il fondo per il funzionamento delle scuole di oltre 220 milioni di euro;
constatato che
per le scuole di ogni ordine e grado del nostro territorio la non assegnazione delle risorse per il funzionamento (come già denunciato da numerosi dirigenti scolastici, insegnanti, rappresentanti dei genitori e sindacati di categoria) comporta l’impossibilità di far fronte agli impegni che le istituzioni scolastiche autonome sono quotidianamente tenute ad ottemperare, come la chiamata di supplenze brevi per il regolare svolgimento delle lezioni, la pulizia delle scuole, l’acquisto di materiale didattico e molto altro ancora;
preso atto che nella Scuola Primaria,
il modello base proposto e garantito dal ministero è di 24 ore con il maestro unico e di 27 ore, mentre le famiglie continuano a richiedere un tempo scuola di 30 ore o 40 ore, subordinati alla disponibilità di organico da parte dell’istituzione scolastica, e che pertanto la spiacevole prospettiva è di vedere negati a una parte delle famiglie i modelli organizzativi prescelti dalle stesse (ossia quello del tempo pieno, che è il più vicino alle loro esigenze e che coincide anche con la salvaguardia della qualità della scuola primaria);
preso atto che, sempre nella Scuola primaria,
l’applicazione della normativa ministeriale prevede per quest’anno che l’organico di tutte le classi non a tempo pieno venga determinato sulla base di 30 ore settimanali, con una notevole riduzione del tempo scuola rispetto al passato, e che vengano eliminate le compresenze degli insegnanti, e che la scomparsa delle compresenze produce l’utilizzo di tale insegnante per poche ore in altre classi, determinando interventi sporadici, parcellizzati e poco proficui;
preso atto che, nella Scuola secondaria di primo grado,
il tempo scuola è stato ridotto da 32-33 ore a 30 per tutte le classi. Anche qui con meno insegnamenti, cattedre di lettere frammentate con ore di italiano per classe organizzate con 9+1 di difficile combinazione;
preso atto che
dal prossimo anno scolastico il Governo dà avvio al riordino delle scuole superiori, tagliando centinaia di sperimentazioni, senza una seria valutazione dell’utilità delle stesse, tagliando il tempo scuola, anche negli anni successivi al primo, dei tecnici e dei professionali, tagliando in particolare le ore di laboratorio;
considerato che
non sono ancora formalmente definiti i regolamenti con cui viene disposta la revisione dell’attuale ordinamento organizzativo e didattico delle scuole superiori, e che per le scuole è quindi impossibile avviare la nuova offerta formativa in tempo utile per l’inizio dell’anno scolastico 2010-2011, non consentendo alle famiglie e ai ragazzi un serio orientamento e una scelta consapevole, influendo così negativamente sul futuro formativo, di lavoro e di vita dei giovani;
considerato che
la possibilità di assolvere l'ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato, previsto da un emendamento al ddl lavoro, collegato alla Finanziaria, ci allontana ancora di più dai livelli d'istruzione previsti dal trattato di Lisbona e soprattutto annulla una conquista importante del governo del centrosinistra, ovvero l’innalzamento dell'obbligo scolastico svolto nella scuola superiore fino a 16 anni.
Il Consiglio Provinciale chiede
al Governo di rinunciare ai tagli di risorse e personale alla scuola pubblica di ogni ordine e grado; di procedere urgentemente, per consentire agli istituti scolastici l’utilizzazione dei pregressi residui attivi degli anni 2002-2009, alla regolarizzazione finanziaria dei bilanci e all'assegnazione relativa alle spese di funzionamento (garantendo uno stanziamento almeno non inferiore a quello dell’anno precedente), in modo che venga risolta una situazione che sta determinando gravissime difficoltà di funzionamento alle istituzioni scolastiche, tanto da compromettere sia il regolare svolgimento delle attività didattiche, impedendo, di fatto, la realizzazione del dettato costituzionale, che garantisce l'esercizio del diritto allo studio e i diritti educativi.









