La scuola e i valori del 2 giugno. Lettera di Andrea Manciulli

Oggi celebriamo la Festa della Repubblica. Il 2 ed il 3 giugno del 1946 si sceglieva per la Repubblica, una scelta che conteneva già allora i valori alla base della Costituzione: “democrazia, libertà, eguaglianza, giustizia”, come li ha elencati questa mattina il Presidente Giorgio Napolitano. Questa festa ci aiuta a ricordare e a rafforzare quella scelta e quei valori, a ricercare il compito e la missione di una politica che sappia tradurre in scelte precise e comportamenti coerenti il dettato costituzionale. Lo spettacolo offerto ieri sera dal Presidente del Consiglio e il boicottaggio della Lega Nord nei confronti delle celebrazioni di oggi rappresentano invece le tracce di una politica che non possiamo accettare, comportamenti totalmente privi di quella minima sobrietà che ci si aspetterebbe in occasioni solenni e condivise come sono le nostre feste nazionali.
In un momento come questo, dove lavoratori e famiglie si preparano ad una stagione ancora densa di forti preoccupazioni, avremmo tutti bisogno di ben altro.
Lunedì i nostri parlamentari hanno incontrato il mondo della scuola, attraverso i territori della nostra regione, ascoltando in decine di iniziative chi la scuola la vive tutti i giorni. Il sapere e la conoscenza sono elementi che segnano la qualità di una democrazia, che la scuola dovrebbe incarnare, rappresentando uno degli strumenti principali per l’affermazione dei valori costituzionali. Purtroppo quella che continuiamo a scoprire è una realtà ben diversa. La scuola è a rischio collasso. Molti edifici risultano carenti nella messa in sicurezza strutturale. L’edilizia scolastica è un’emergenza nazionale continuamente rimandata, che talvolta presenta il suo versante tragico, per poi tornare nel dimenticatoio. Aumentano gli alunni e, se tra questi crescono le quote di disabili e stranieri che la scuola riesce faticosamente a includere e a strappare dalla marginalità, diminuiscono gli organici, gli insegnanti e il personale a disposizione, per colpa di uno dei licenziamenti di massa più imponenti della storia italiana. Tornano le classi dove si accorpano bambini di età molto lontane tra loro. Si contraggono gli orari, l’offerta formativa, il tempo pieno. Le scuole si indebitano, anticipando servizi che dovrebbe garantire lo Stato, mentre crescono i costi in carico alle famiglie. Il nostro compito è non fermarci qui. Nei prossimi mesi apriremo un’indagine a tutto tondo sul mondo del sapere, a partire dalla scuola dell’infanzia, ed un grande dibattito sulle nostre proposte. Dobbiamo parlare di più della scuola che vogliamo e domani saremo in corteo a Firenze, in Piazza Strozzi, per continuare un viaggio che non deve interrompersi mai. Perché lo spazio per un’altra scuola e per un’altra Italia esiste ed è quello che possiamo costruire insieme.
Andrea Manciulli. segretario Partito Democratico Unione Regionale Toscana









