In buone mani

Il Punto di vista

apr 1, 2011

L'ultima è la morte dell’Unione. Lo sviluppo è frenato da otto sindaci divisi su tutto anche sulle cause del decesso

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Manca una politica comprensoriale e questo impedisce all’Elba di rispondere alle sfide del duemila con scelte concrete e innovative, cioè in grado di sprigionare le forti potenzialità di questo territorio. Le posizioni degli otto sindaci continuano a divergere su tutto, anche sulle cause di morte dell’Unione dei Comuni. Per il sindaco Papi «la fine dell’Unione è l’ennesima dimostrazione che quando non ci sono contenuti le scatole vuote non hanno ragione d’esistere».

Per Segnini «il fatto che il documento inviato alla Regione sia stato sottoscritto da soli quattro enti può essere stato penalizzante incidendo negativamente sulla scelta fatta dalla Giunta regionale». Per il sindaco Bosi «era chiaro che Unione sarebbe andata in rosso». Per Anna Bulgaresi «non c’è dubbio che nel far partire le gestione associate ci siano stati dei ritardi». Mentre Andrea Ciummei, così come Barbetti, è «disponibile a ritentare una Unione di Comuni a otto», ma paventa pure un’Unione fra i comuni del versante occidentale dell’Elba. Intanto, forte dei suoi 12mila abitanti, Roberto Peria si tira fuori da questa contesa affermando che «l’unica strada è quella del Comune unico, una semplificazione reale e concreta in cui l’Elba si presenta in maniera unitaria».

Lorenzo Marchetti